MUSICA DA BALCONE

In questo periodo di quarantena impazzano sui social flashmob di tutti i tipi. Ce n’è uno in particolare, molto discusso, in cui si invitano le persone a suonare sul balcone o davanti ad una finestra aperta a una data ora di un dato giorno.

Io personalmente ne ho approfittato per suonare con mio figlio di 6 anni. Abbiamo suonato “Jingle Bells” (noto brano in tema con il periodo!!), lui suonava la tastiera e io l’ukulele. Ci siamo messi davanti alla finestra e abbiamo suonato per due minuti. Non credo ci fosse qualcuno in ascolto, ma non importa. E’ stato un momento di condivisione e di relazione importante.

Io arrivo da una famiglia di musicisti, papà pianista, mamma cantante, fratello violista, e tutti quanti hanno dato il loro contributo. Mio fratello vive a Palermo con la fidanzata, anche lei musicista, e li si sono organizzati con tanto di amplificatore sul balcone, e visto il gradimento dei vicini e la loro soddisfazione hanno deciso di ripetere l’esperienza ogni giorno. Ho chiesto loro di scrivermi come stanno vivendo questa esperienza:

“Suoniamo dal 13 marzo ogni giorno alle 18 dal balcone della nostra casa.

Siamo musicisti di professione, nel senso che lo svolgiamo come lavoro.

Il nostro è uno di quei lavori che è stato sospeso dalle misure del governo a tutela della salute e da settimane non facciamo più spettacoli per il pubblico e non svolgiamo le prove.

Suoniamo in casa sempre, per studiare e tenerci in forma ma sempre con le finestre chiuse, a volte con il timore di disturbare i vicini. Il nostro “suonare” si svolge perlopiú nel teatro in cui lavoriamo e quindi in casa suoniamo lo stretto necessario.

Durante la prima settimana di quarantena abbiamo visto il nostro quartiere azzittirsi ed affacciandoci dal balcone vedevamo poche persone in giro per le strade, qualcuno sui balconi di fronte e ci ha rattristato molto.

Abbiamo pensato di unirci all’invito dei social per il 13 marzo alle 18 che chiedeva di affacciarsi alla finestra cantando l’Inno di Mameli. Noi abbiamo pensato di eseguirlo con i nostri strumenti e provare a vedere se i vicini gradivano. Hanno gradito! E di giorno in giorno l’entusiasmo è aumentato tanto da diventare un appuntamento fisso in cui ci affacciamo dai balconi suonando e cantando... e con sorpresa si è unita altra gente! Abbiamo scoperto così che nel palazzo di fronte c’è un artista che gira il mondo con il suo sax tenore ed abbiamo improvvisato duetti tra un balcone e l’altro. È bravissimo! Sono solo piccole pause, intervalli tra un silenzio e l’altro che caratterizza le nostre città in questo periodo difficile da cui usciremo presto.

Abbiamo suonato anche nei giorni in cui il cielo era coperto e grigio perché ci sentiamo di farlo. Sono pochi minuti in cui rompiamo la routine del silenzio , ci salutiamo da un balcone all’altro, ci chiediamo “come stai?” e ci sorridiamo.

Lo facciamo perché la musica è un linguaggio universale e può avere un grande potere terapeutico soprattutto in questo momento in cui ci sentiamo in gabbia e dobbiamo rompere con le nostre abitudini.

Tutti ci ringraziano ma noi facciamo l’unica cosa che sappiamo fare per contribuire, socialmente parlando, a superare questo momento. È la maniera più semplice che conosciamo per emozionarci e trasmettere emozioni.

Ogni giorno cerchiamo di offrire qualcosa di diverso musicalmente e potrebbe accadere che ci ripeteremo nella scelta dei brani e nelle esecuzioni. Ma continueremo a fermarci alle 18 e aprire il balcone per sentirci uniti e vicini. Anche se forse, in questo caso, la musica ha il potere di far scorrere il tempo più velocemente ed uscire da quel silenzio che di giorno in giorno può diventare più pesante.”

Il silenzio…a me piace, ma a volte può essere assordante, invadente, può fare paura, creare un vuoto. Cerchiamo di riempirlo con l’aiuto di supporti tecnologici: la TV, facebook, le videochiamate. Ma questi mezzi non potranno mai sostituire il contatto umano…questi momenti musicali, che qualcuno definisce futili, superficiali, inutili, esibizionistici, in realtà hanno un intento comunicativo ed emozionale molto forte. Vedere il video di mio fratello che suona l’”Ave Maria” di Schubert dal balcone quando fuori ormai è buio, tutte le persone affacciate dai propri balconi come a prendere una boccata d’aria carica di emozione, mi ha commosso.

In questi momenti di isolamento sociale ognuno deve trovare il proprio modo di comunicare, mantenere il contatto umano ed esternare le proprie emozioni. Suonare o cantare da un balcone può essere terapeutico, liberatorio, ma anche ascoltare gli altri può avere lo stesso effetto.

Quindi… manteniamo il contatto, ne abbiamo bisogno!

Ringrazio Francesca Ciccateri e Matteo Giacosa per il contributo musicale e scritto.

Valentina Giacosa – Musicoterapista e Violoncellista